giovedì 19 febbraio 2009

Sognando l'estate


“Era estate, l’estate era calda, avvampante nella grande città e quando percorrevo in bicicletta il viale asfaltato sotto gli alberi, un senso di repulsione e d’amore insieme mi contraevano il cuore per ogni strada, per ogni casa di quella città, e nascevano ricordi di varia natura, scottanti come il sole, mentre fuggivo scampanellando”.


Natalia Ginzburg – Estate.

venerdì 13 febbraio 2009

I due violinisti!


Due concertisti, uno milanese e l'altro napoletano, si incontrano nellasala da te' di un noto ristorante di Roma.

Il milanese racconta:- Ieri sera ho tenuto un concerto alla Scala; appena ho finito disuonare l'ultima nota... lanci di fiori sul palco, applausi,standingovation.Quello che mi ha fatto piu' piacere e' che il sindaco Moratti e' salita sul palco, mi ha stretto la mano e mi ha detto: 'Complimenti, Lei ci hacommosso! Persino la Madonnina ha pianto!

'Il napoletano risponde:- Anch'io ho tenuto un concerto ieri sera nella Chiesa del Gesu' Nuovo..Appena ho finito di suonare l'ultima nota... lanci di fiori, applausi,standing ovation. Ma quello che mi ha stupito e' che si e' aperta laporta in fondo ed e' entrato Gesu', e' salito sul palco, mi ha strettola mano e ha detto: 'Complimenti! Tu si' ca suone bbuono, no comme a chillu strunz 'e milanese c'ha fatto chiagnere a mamma'!

lunedì 9 febbraio 2009

ADSL: Aiuto, Dio Salvi (la mia) Linea



Ho contribuito alla raccolta delle firme, nel 2007, quando Agerola faceva parte di quel misero 5% dei comuni italiani senza copertura ADSL, ho informato i politici, ho esultato quando mi ha telefonato il 187 chiedendomi se mi interessava l'attivazione. Ho gridato un "Siii!!!" che la centralinista si è spaventata, mia moglie ha cercato la scatola dei tranquillanti, mia figlia ha creduto che si andava in vacanza, mio figlio, imperturbabile, ha semplicemente alzato il volume dei cartoni animati. Ma non possiamo andare in vacanza, perchè è Venerdì 22 Gennaio. Sono il proprietario di una tabaccheria, faccio le ricariche ai cellulari attraverso un POS, raccolgo scommesse sportive e giocate al lotto, anche queste per via telefonica. Uso internet per i fatti miei e per altri servizi offerti dalla mia attività commerciale. Per farvi capire, ADSL è una linea telefonica superveloce, (Asymmetric Digital Subscriber Line) 12 volte più veloce della linea telefonica tradizionale (640 Kilobit per secondo contro i 56 Kilobit di una linea telefonica tradizionale); è come se voi doveste recarvi in città con un automezzo: ci andate in groppa a un somaro se non avete l'ADSL, ci andate su una Ferrari Testarossa se ce l'avete, e non trovate neanche un semaforo rosso. Le farmacie scaricano quotidianamente i dati in 1/12 del tempo normale. I giovani possono scaricare da internet musica, video, e-mail del peso superiore a 1 Mega. Questo è l'ADSL: la Telecom è obbligata, per contratto con il governo italiano, a coprire a sue spese tutto il territorio nazionale, poi il cittadino può scegliere se rimanere con Telecom o scegliere un'altra compagnia telefonica. Dunque Dunque, è Venerdì 22 Gennaio: il proverbio dice che di Venerdi non ci si sposa e non si parte, ma i contratti con le compagnie telefoniche si possono fare. Dico all'operatrice che voglio 2 contratti, uno per casa mia e un altro per la mia attività commerciale e lei mi risponde "mi dispiace signore, ma noi siamo il 187 e trattiamo solo utenze private; per il suo negozio dovrà telefonare al 191, ma domani però, perchè adesso è tardi". Ottimo, l'indomani vado in negozio e, mentre sbrigo due faccende entra un mio cliente abituale che mi dice: "Senti Sabatì, io faccio i contratti 'ADSL per conto della Telecom e ci guadagno una percentuale. Per te è lo stesso - mi spiega - perchè tu paghi gli stessi soldi in tutti e due i casi: se lo fai con me adesso o se chiami il 191". A me sta benissimo: il mio cliente mi darà una prova scritta del contratto, una prova impugnabile al contrario di un astratto, impalpabile colloquio telefonico. Per lo più, il mio e gli altri contratti saranno consegnati direttamente alla Telecom da questo giovane venditore, e presumo che il tempo di attesa sarà ridotto. “Vuoi un computer nuovo, Sabatì? Devi sapere che la Telecom vende anche i computer. Ci penso un attimo ma dico NO. – “Guarda che lo paghi a rate, sulla bolletta del telefono - NO - Vuoi un cellulare nuovo? - NO - Vuoi un videotelefono? - NO. Vuoi un notebook? - NO - Vuoi la linea ADSL? - NO, cioè…oops, SI, certo che la voglio, e mettimi pure un numero telefonico aggiuntivo, che costa 1 euro e cinquanta centesimi al mese, crepi l'avarizia! Arriviamo a martedì 26 gennaio. Come tutti i giorni dell'anno apro il negozio alle 8.30 e chiudo alla 13.00. Poi riapro alle 15.00 e chiudo alle 20.30. Chi è che bussa alle 13.20 mentre siamo a tavola e ci pregustiamo tutti un relax? La Telecom, naturalmente. Non proprio la Telecom, ma una ditta incaricata di consegnare il modem a tutti quanti hanno fatto richiesta dell'ADSL. Facciamo entrare questo "postino" educatissimo, un aplomb degno dell'Ambrogio dei Ferrero Rocher e lo vediamo aprire la scatola e tirare fuori quest'oggetto sconosciuto con gesti solenni, ammirevoli. "Vi avverto, signori - dice il postino - che nulla dovete pagare alla consegna di questo modem, perchè vi è stato fornito dalla Telecom in comodato d'uso". Va bene. "e che nulla dovrete pagare se in seguito si presenterà da voi qualcun altro per la consegna di un apparecchio come questo o simile a questo". Si, abbiamo capito, grazie. "... ma se voi adesso mi date una mazzetta, io l'accetterò come simbolo della vostra benevolenza, me ne andrò e vi farò gli auguri per una buona navigazione in ADSL". Gli diamo 5 euro, anzi gliene diamo 10, perchè stiamo attraversando l'ultima frontiera della scienza e della tecnica. Lo lasciamo uscire di casa da solo mentre noi guardiamo il modem come i bambini del Biafra guarderebbero una porchetta che gira sullo spiedo. Mercoledì 27 Gennaio arriva l'sms della Telecom che ci dice che la connessione è attiva. E' fantastica, inutile dirlo. Ora devo pensare solo all'attivazione nel mio negozio. Sono fortunato ad incontrare il capo dei Servizi Tecnici Telecom per Agerola e Pimonte. "Sai - gli dico - ho fatto richiesta dell'ADSL e spero che arriverà quanto prima". "Hai fatto bene, ma prima devi telefonare al 191 e chiedere la trasformazione della tua linea da ISDN in RTG". "Scusa - gli rispondo - ma facendo così avrò problemi con la mia linea attuale fino al momento dell'ADSL". "No, è importante, se non fai questo il tecnico non potrà lavorarci, andrà a finire che la tua pratica andrà indietro e chissà quanto tempo potrà passare". Va bene, figuriamoci. Domani chiamo il 191 e mi sbrigo, perchè sono passati 10 giorni e stai a vedere che... non voglio pensarci. "Pronto? Il 191? Vorrei chiedere la trasformazione da ISDN a RTG" E perchè? "Perchè ho fatto richiesta dell'ADSL" "Vediamo...non è possibile" Come? "perchè la sua zona geografica non è coperta dall'ADSL". Tento di spiegare che tengo l'ADSL a casa mia, giusto al piano di sopra, ma cade la linea. Non voglio più ritelefonare, avrò acchiappato un operatore incapace e non voglio aspettare altri 15 minuti per parlare con un altro. Passano i giorni, sale la mia ansia, aumentano le occhiatacce in famiglia per chi deve usare il computer "speciale". Giovedì 5 Febbraio chiamo di nuovo il 191 "Vorrei chiedere la trasformazione..." "La sua pratica è stata annullata" Perché? "Vedo che lei prima ha fatto richiesta per l'ADSL e poi ha fatto la disdetta". Ma tengo un contratto firmato in tasca, chi ha firmato la disdetta? "Signore, queste richieste effettuate per telefono non si firmano, le è chiaro?". Siamo a Lunedì 9 Febbraio 2009, sono passati 18 giorni dalla mia firma per l'attivazione e non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale da parte di Telecom. Soprattutto: chi ha fatto la disdetta al posto mio? E chi gli ha ordinato di farla? Chiamo il mio giovane cliente, la persona che mi ha fatto firmare il contratto, mi dice che ci sono stati problemi... "organizzativi". Quando mi sarà attivato l'ADSL pagherò meno della metà della mia bolletta attuale e in pratica, ogni giorno che passa rappresenta per me una perdita consistente di denaro, ma quando pago la bolletta con 1 o due giorni di ritardo mi ritrovo una multa sulla bolletta successiva. “Quando ti trovi in un tunnel e non riesci a trovare una via d’uscita…arredalo!” (Loredana Sarrica).

Contributo di Cuomo Sabato (Sicuramente agerolese buon amico tabaccaio ostinato).

DAI PESO AL PESO


Dai Peso al Peso:

Più morti delle guerre in Iraq e Afghanistan messe insieme, quelle causate dall’obesità.
Da queste cifre allarmanti nasce l’iniziativa “Dai peso al peso”, promossa dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Coop e Acaya e sponsorizzata da società, come B&C-ricerche di marketing, da sempre sensibili ai temi legati alla qualità della vita.
Il progetto, itinerante per i centri Ipercoop di molte città italiane dal 13 febbraio al 13 giugno, offre a tutte le persone in soprappeso un check-up gratuito.
E’ stato istituito un numero verde, gestito dalla società-sponsor B&C, per ricevere maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di prenotazione del check-up: 800928892.

sabato 7 febbraio 2009

Il Timoniere napoletano.



“Sono io il timoniere di questa nave!” gridò il vecchio napoletano.
“Tu? Un bolscevico al comando di una nave democratica?” replicò un omuncolo incravattato dall’accento longobardo, passandosi una mano tra i rilucenti capelli bitumati.
Nella notte senza luna, dove una giovane donna tentava di passare ad un’altra vita ben più luminosa di quella fin qui trascorsa, era rimasto al timone mentre il mare tempestoso sbatteva la nave in tutte le direzioni. E, adesso, era venuto quel nanetto che voleva condurre lui la nave, arenarla chissà dove. Ma il timoniere non cedeva facilmente e, così, il longobardo gli puntò un’asta appuntita, che in gergo si chiamava decreto, contro il petto. Il colpo fu così devastante che il vecchio cadde a terra ma ebbe ancora la forza di aggrapparsi ai raggi del timone.
Ma il longobardo riuscì comunque a prendere il comando della nave puntando la prua in direzione delle sponde di un piccolo Stato che batteva bandiera gialla con la tiara al centro.
Riordinate, seppur con lentezza, le idee, il timoniere corse al boccaporto che dava alla sala dell’equipaggio e gridò: “Presto, marinai, compagni, venite presto! Un pirata mi ha strappato dalle mani il timone della nave e ora la porta nella terra delle repressioni!
Quelle figure umane barcollanti dalla fatica del vivere salirono lentamente fino a raggiungere la tolda, da tutti chiamata Quirinale, dove li aspettava il napoletano.
“Non sono forse io il timoniere di questa sgangherata nave?”, disse a voce alta affinché tutti potessero ascoltare le sue parole.
Loro annuirono ma avevano occhi solo per il longobardo, attorno al quale si sistemarono in semicerchio e quando lui disse ruvidamente.”Mi consentano lor signori” essi si sparpagliarono. Passarono accanto al timoniere ad occhi bassi, allargando le braccia in segno di resa.
“Che gente è mai questa?” disse tra se il vecchio condottiere. “Chissà se pensano o se invece si limitano soltanto a strascicare i piedi sulla terra!”

I fatti narrati sono frutto della… realtà.
Frator

martedì 27 gennaio 2009

Note d'autore.


Occhi abbassati o chiusi significano abbandono e li hanno solo i vinti. Li si può contare con estrema precisione sulle dita di una mano e di una mano non sono necessariamente immobili.
Possono girare tra la folla e non vedere niente.
Ad un occhio carnale niente li distingue dai corpi che ancora si accaniscono. Questi riconoscendoli, li lasciano passare...
Possono strisciare nelle gallerie andando a tastoni in cerca di niente.
Ma di solito l'abbandono li impietrisce, sia nel movimento che nel gesto.

Samuel Beckett - "lo Spopolatore"- 1970.

martedì 20 gennaio 2009

Lettere d'autore


Fino a due settimane fa suonavo ogni giorno il violino.
Poi vennero i nuovi penseri, niente di grave, pure questioni d'affari che non vanno, e lasciai anche quello.

Oggi andai a vederlo. Approfittò del riposo per liberarsi di tutte le quattro corde, grattato a sangue. Niente di più triste che uno strumento a corde privo di corde.
Il cadavere di un animale, pur tanto triste, è più completo e vitale. E poi c'è la tristezza che le corde nuove si trovano a parecchi chilometri da qui e che bisogna andarle a prendere attraverso un mare di fango.
Mi deciderò questa sera.


Italo Svevo (lettera alla figlia,15,12,1915)

giovedì 15 gennaio 2009

Avverbio di qualità





Sono stati pubblicati i risultati di un recente sondaggio commissionato dalla FAO rivolto ai governi di tutto il mondo.
La domanda era:

"Dite onestamente qual è la vostra opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo".

gli europei non hanno capito cosa fosse la scarsità;

gli africani non sapevano cosa fossero gli alimenti;

gli americani hanno chiesto il significato di resto del mondo;

i cinesi hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di opinione;

il governo italiano sta ancora discutendo su cosa possa significare l'avverbio onestamente.

mercoledì 14 gennaio 2009

L'amore ai tempi di MySpace



Nina sapeva per esperienza che quando suo marito diceva che avrebbe lavorato fino a tardi, raramente spegneva il computer prima di mezzanotte. Lei, naturalmente, aveva accettato da tempo che non fosse plausibile che lavorasse effettivamente fino a così tardi. Le altre persone di questo mondo dovevano avere per forza una loro vita da vivere la sera, anche se lui non l’aveva. Giorno dopo giorno, notte dopo notte, che fuori piovesse o nevicasse per lui non aveva importanza. Lui era lì davanti a quello specchio luminescente a rimirare i colori e a levigarsi i polpastrelli a forza di digitare sulla tastiera. Il resto del tempo? Beh, che razza di cornice per un matrimonio poteva costruire una moglie intorno al fatto centrale che suo marito passava parte delle giornate a frugare nei segreti altrui, soprattutto in quelli di donne in cerca di nuove suggestioni? Quando lasciava quella sua occupazione preferita i suoi occhi brillavano come la volta stellata in una notte serena. Nina aveva imparato a non insistere con lui, a non andare dietro alle sue visioni oniriche. La moglie di un metalmeccanico aveva quel diritto. Lei no. Lei aveva sposato un poeta e i poeti devono essere lasciati in pace affinché possano liberare e far viaggiare le loro emozioni anche, se come lei era indotta a pensare, quella era piuttosto una fuga dalle responsabilità del quotidiano che una ragione di lirismo.
Quella notte, aspettando sveglia il marito, era andata a letto presto e stava leggendo un romanzo di Isabel Allende, la sua autrice preferita fin dai tempi del liceo. I suoi occhi si soffermarono su una frase: “Il seguito lo conosci già, perché lo abbiamo vissuto insieme”. La rilesse ancora. Era molto dubbiosa sul seguito. Per lei c’era solo il presente fatto di poco e il passato era ormai un soffuso ricordo.
Mentre sottolineava con una matita rossa questa frase, un’abitudine presa sui banchi di scuola e mai lasciata, Nina sentì la porta dello studio di suo marito aprirsi con quel caratteristico rumore di matasse di ferro strusciate l’una sull’altra. “Fra?”
“Ehilalà”.
Ubriaco di MySpace decise Nina, anche se lui era dall’altra parte della casa, all’inizio del lungo corridoio che portava nella zona notte. Lo sentì inciampare nel buio, levarsi alto un “ma che cazzo” e poi il forte sciacquio della doccia a fianco della camera matrimoniale. Aveva avuto sicuramente una giornata impegnativa che perfino lui sapeva di avere bisogno di togliersi di dosso l’aroma amaro delle sue parole e quelle degli altri o delle altre.
Dieci minuti dopo apparve nudo sulla soglia della camera da letto, la sua figura massiccia aveva un colorito beige pallido, con i peli chiari del corpo che gli davano un aspetto glassato da colazione mattutina con il frappè.
“Buona sera Ninotchka
”. Quando la chiamava così, alla Greta Garbo, i suoi pensieri erano improntati sull’esotico.
“Hai fatto presto” disse Nina, mettendo da parte quello che stava leggendo.
Guardò un polso privo di orologio “Undici e un quarto” vi lesse.
“Stai bene?
“Sto da Dio,Ninotchka.

Nina lo guardò avanzare lentamente, incerto. Aveva intenzione di fare del sesso. Adesso stava in piedi di fianco a lei.
“Hai un aspetto davvero appetitoso, Ninotchka
”.
Lei lo guardò sorpresa come si guarda un fantasma che si materializza mentre già si lasciava scivolare sulle ginocchia.
“Buona abbastanza da mangiare”, biascicò, cercando di raggiungere con una mano il suo seno.
Nina cominciò a ridacchiare e spense la luce, non prima di pensare che navigare su MySpace fa bene alla salute.
Frator, 2009

lunedì 29 dicembre 2008

Sali & Tabacchi






Quando entri nel mio negozio, non mi acchiappi subito. Devi attraversarlo tutto e arrivare al bancone, dove ci sto io, spesso con la testa abbassata su una quotidiano, se è la mattina, su una rivista se è dopo pranzo. Ma io ti vedo entrare, anche e ho la testa abbassata. Non è possibile che uno entra e io non me ne accorgo, non è proprio da considerare, neanche se sto al computer.Lei entra.Blue jeans, scarpe di ginnastica bianche, uno di quei key-way color carciofo che hanno la chiusura lampo verticale, la faccia bianca bianca, gli occhi azzurri azzurri, i capelli biondi biondi avvolti in una coda di cavallo striminzita con quei cerchietti di spugna che costano 0,80 la busta, se ti compri la busta, euro 0,30 se te ne compri uno solo, ma quelli di trenta centesimi l'uno sono più forti, più resistenti. In definitiva, io comprerei 2 cerchietti da 0,30 centesimi, anche se li dovessi pagare 0,40, perchè che te ne fai di una bustina di 20 cerchietti di spugna, quella se la compra un parrucchiere, perchè sono sicuro che nel momento esatto in cui mi servirebbe in cerchietto di spugna io non ce l'avrei, a portata di mano, un cerchietto di spugna.Lei entra, dicevo. Arriva al bancone, ma non proprio al centro del bancone, perchè ci sta il benzinaio che sta grattando un gratta e vinci. Si mette un pò più in là, alla mia sinistra e aspetta. Il benzinaio, naturalmente, se la mangia con gli occhi. Io lo sbrigo e lo arronzo e, contemporaneamente mi giro verso di lei e sfodero il mio sorriso ingiallito:"where are you from?""I am from Naples".Non mi ricordo neanche che ha comprato.Venti anni anni di impeccabile tabaccaiato buttati nel cesso.

Sabato Cuomo (tabaccaio filosofo)

venerdì 24 ottobre 2008

La porta d'Italia





Sarà vero quanto afferma la voce popolare, che biso­gna venire quaggiú, nel Salento, all'estrema punta d'Italia protesa nel mare verso Oriente, almeno una volta per meritare il Pa­radiso? Lo avrebbe decretato san Pietro, che delle porte del Paradiso è il custode, sbarcando qui dopo un lungo viaggio tempestoso e rinfrancandosi ad ammirare l'incan­tesimo delle distese verdi di ulivi, delle casette bianche, del mare azzurro sotto una luce di straordinaria limpidità e trasparenza.
Certo, l'attuale santuario di Santa Maria di Leuca, detto “de Finibus Terrae” e cioè “ai confini della terra”, ha ori­gini quanto mai remote, che gli archeologi vanno ora ri­portando alla luce. Il sug­gestivo paesaggio tra ulivi secolari e moderni villaggi turistici, a poco a poco, si punteggia del­le testimonianze di remote civiltà; e tali testimonianze convergono in un significato comune, quello che la storia d'Italia passa di qui, cominciano qui molte delle sue piú af­fascinanti vicende. A Leuca, dunque, i resti fortificati di un villaggio del­l'età del Bronzo rivelano la presenza di antichi abitatori già nel II millennio a. C. Ed ecco un esempio illuminante di continuità tra il passato e l'epoca attuale: il muro di cinta dell'antico villaggio è costruito esattamente con la stessa tecnica di pietre a secco che s'usa ancor oggi per i muri di confine tra i campi! Quanto alla provenienza dei piú antichi abitatori, essi vennero almeno in parte dalla Grecia, come dimostrano le ceramiche micenee scoperte insieme a quelle indigene. Comincia allora, dunque quell'incontro tra colonizzatori e abitanti del luogo dalla cui simbiosi scaturisce la prima storia d'Italia.
Ma dove piú la suggestione del presente si unisce a quella del passato è nella visita delle grotte, che s'incuneano tra scogliere rocciose. Raggiungibili in parte da terra, in parte con una gita in barca che consente di ammirare dall'esterno le forme piú fantasiose e i colori piú suggestivi della roccia, esse conservano i segni di una frequenta­zione che va dalle remote origini lungo tutta l'età antica e oltre, fino a quella cristiana. Sulle pareti delle grotte paiono figurazioni e iscrizioni che commemorano le le avventure dei marinai, la loro fede, la loro speranza.
Risalendo lungo la costa adriatica del Salento, le grotte continuano a essere il motivo di attrazione piú grande, per il turista come per l'indagatore di antiche civiltà. E cosí la Grotta Zinzulusa mostra, nel corridoio giustamente det­to “delle Meraviglie”, una serie di stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcaree che in dialetto locale si chiama­no zinzuli (donde il nome del complesso). Subito vicino, la Grotta Romanelli reca non solo testimonianze degli stru­menti dell'età della pietra, ma graffiti sulle pareti con fi­gure umane e animali che si datano a circa dodicimila anni or sono. La maggiore scoperta del nostro tempo è tuttavia quella di Porto Badisco, che s'incontra poco prima di Otran­to. Qui, in una grotta dai cunicoli lunghissimi e complicati, sono state individuate pitture parietali che in parte ripro­ducono scene di caccia al cervo, in parte mostrano elementi geometrici come meandri, spirali e altri segni che non sono in grado di spiegare. Una cosa è certa: qui, presso a po­co cinquemila anni fa, fiorì un'arte fortemente astratta, che dimostra quanto sia superficiale l'opinione di chi ri­tiene l'astrazione un fenomeno proprio del nostro tempo. “Si scende in un vero paradiso terrestre, un vera valle dei Campi Elisi” così un viaggiatore del Settecento, Richard de Saint-Non, descrive l’arrivo a Otranto.
Otranto è oggi sede di sensazionali scoperte, con un vil­laggio del IX° secolo che offre una ricca documentazione di vasi prodotti in Grecia. E questa la piú antica data in assoluto che si possa stabilire per l'arrivo dei Greci in Italia. E allora si rovescia la ricostruzione tradizionale della storia, che voleva in Taranto, sull'opposta sponda dello Ionio, il primo insediamento dei colonizzatori, dal quale solo in seguito essi si sarebbero irradiati verso l'A­driatico. Ma Taranto sorge alla fine dell'VIII° secolo, e dun­que molto dopo: sicché oggi possiamo dire che, come del resto vuole la logica della storia, la colonizzazione greca parti dalle coste per essa piú vicine, quelle appunto del­l'Adriatico.
Ma v'è un'altra rivelazione dei nostri giorni: quella della civiltà indigena del Salento, che in parte si oppose e in parte s'integrò con quella greca. Cavallino, a pochi chilo­metri da Lecce, svela al visitatore l'antecedente della cit­tà moderna. Ecco le mura poderose riportate alla luce dagli scavi; ecco le abitazioni disposte su vie rettilinee che s'in­crociano ad angoli retti; e con le abitazioni le officine, spe­cie di ceramisti. Il passato, ancora una volta, si congiunge al presente: compaiono a Cavallino le prime costruzioni nella celebre “pietra leccese”, dal colore caldo e dorato, che sarà dominante nel barocco salentino.
Altre rivelazioni vengono da Vaste, dove gli scavi in corso pongono in luce un'imponente cinta muraria, lunga tre chilometri. E insieme vi sono una grande strada che at­traversa tutto l'abitato e un recinto sacro con stele, cippi e altari. Ma soprattutto, Vaste s'impone per le grandi tom­be con ricchi corredi funerari, nei quali compaiono tra l'al­tro oggetti di bronzo e vasi dipinti da celebri pittori greci. Una curiosità significativa: nei vasi compare già la forma “a trozzelle”, cioè con due piccole anse simili a ruote, che rimarrà caratteristica attraverso i secoli.
Alcune iscrizioni, con i nomi dei dedicanti, ci introducono nel mondo ancora misterioso dei Messapi, come i Gre­ci chiamarono le popolazioni locali (e vollero dire “gente di mezzo”, tra l'Adriatico e lo Ionio). Ma per trovare il complesso piú vasto e vario di iscrizioni bisogna tornare alle grotte sul mare, motivo dominante di questo itinerario. A Roca Vecchia, poco sopra Otranto, gli archeo­logi dell'Università di Lecce hanno esplorato, anni fa, una grot­ta affascinante già nel nome, perché è detta “della Poesia “.
In realtà, si tratta di una deformazione di Posia, che in greco significa “bere”; e infatti sgorgava qui una sor­gente di acqua dolce, mentre non v'è da stupirsi dell'uso della lingua greca, che ancora si parla in varie località del Salento. Sulle pareti della grotta si può vedere una vera selva di iscrizioni, messapiche e poi greche e romane, che indicano la continuità del culto praticato sul luogo. Il no­me della divinità a cui era dedicato compare in chiare let­tere: Tauthor. Ed è interessante che i Romani lo facciano proprio, adattandolo in Tutor, cioè “protettore”!
Ma la continuità della vita va oltre. E dunque mi permetto di suggerire, per concludere al meglio questa passeggiata salentina, di visitare la cattedrale di Otranto, eretta nell'XI° secolo della nostra era e miracolosamente sfuggita a tante devastazioni, per ammirare il mosaico pavimentale, del secolo successi­vo, che costruisce su un grande Albero della Vita scene della mitologia classica e della fede cristiana: una combi­nazione davvero significativa, in questa terra straordinaria.
Foto: Frammenti messapici-Museo di Otranto

domenica 12 ottobre 2008

La vignetta della domenica




160 parole per una città.




Torino

Il ragazzo si rifugiava sul balcone. Oltre prati sperduti fra case troppo nuove, sorgevano fumaioli da capannoni tristi di fuliggine; e tranvai passavano al fondo della via, con nella curva uno stridere di ruota e di rotaia…al sentirsi in quella città fra tutta quella gente che camminava sempre in fretta, cominciava a vedere lo sgranarsi delle sue giornate come un qualcosa che fosse da lui staccato, diverso; come quando si guardava in uno specchio e a quel volto diceva sono io. E tanto tempo dopo, una grande città operaia che si è dilatata attorno ai palazzi di un’ancien regime e si protende verso quella che vorrà essere una vita nuova. Ma il ragazzo di un tempo ha vissuto la sua vita; ormai è vecchio, ancora per poco ripercorre le vie e le strade che gli paiono sempre diverse e sempre uguali. Una città estranea e materna che si abbandona con sollievo e si ritrova con gioia.


Frator

sabato 11 ottobre 2008

L'Università truccata


Evidenzio un capitolo del libro di Roberto Perotti "L'università truccata" (Einaudi, 183 pagine, 16 euro), in libreria in questi giorni. L'università italiana non si riforma con nuove ondate di regole, prescrizioni e controlli. Serve invece introdurre invece un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Dove sia nell'interesse stesso degli individui cercare di fare buona ricerca e buona didattica ed evitare comportamenti clientelari. Su quest'ultimo aspetto si soffermano alcune parti del libro. Ecco il capitolo.




BARI, FACOLTA’ DI ECONOMIA
Per dare concretezza alle argomentazioni che saranno sviluppate in seguito, è opportuno partire dal caso specifico di una delle maggiori università italiane, quella di Bari. Per anni giornali, settimanali, libri e TV hanno elevato agli onori della cronaca i casi di alcune famiglie particolarmente portate alla carriera accademica. Nella facoltà di Economia sono noti i casi della famiglia Girone, con l’ex magnifico rettore Giovanni professore di Statistica, la moglie Giulia Sallustio, tre figli, un genero, tutti docenti della stessa facoltà; o della famiglia Massari, con Lanfranco professore di Economia Aziendale, due fratelli, e almeno cinque tra figli e nipoti, a Bari e atenei limitrofi; o della famiglia Tatarano, con il padre Giovanni e due figli, tutti docenti di Diritto Privato e tutti nello stesso corridoio.Meno noto è il fatto che non ci sono solo loro. Nella facoltà di Economia almeno 42 docenti su 179 (quasi il 25 percento) risultano avere almeno un parente stretto nella stessa facoltà; altri parenti sono sparsi per le altre facoltà dell’ ateneo, ed altri ancora insegnano negli atenei satelliti, nella sede staccata di Taranto, a Lecce, a Foggia; ed. Tutte queste sono stime prudenziali, perché in parecchi casi fortemente sospetti non sono riuscito a rompere il muro di omertà e ad accertare al di là di ogni dubbio l’ esistenza di un legame di parentela, o l’ esatto grado di parentela. E non c’ è solo Economia: a Medicina e Chirurgia i cognomi che ricorrono almeno due volte sono 40, su 417 docenti di ruolo.Le complesse relazioni di parentela fra docenti della Facoltà di Economia, all’interno della stessa facoltà, con docenti in altre facoltà (casella scura), e con docenti in altri atenei pugliesi (casella scura con bordo frastagliato), sono ricostruite, per quanto possibile, nel Grafico 1. Dal grafico sono esclusi i docenti il cui unico parente stretto accertato in facoltà sia il coniuge. Sono invece inclusi anche alcuni tra i commissari più attivi nei concorsi delle varie famiglie.Tutti sono andati in cattedra in maniera perfettamente legale. Ma i concorsi, per quanto regolari, rivelano ugualmente dei tratti interessanti. Il concorso viene bandito da un ateneo, che designa un commissario; gli altri quattro commissari vengono eletti dai docenti di tutta Italia. Dopo un esame dei titoli ed una prova orale, la commissione dichiara il candidato idoneo. Questi può venire chiamato dall’ateneo che ha bandito il concorso, o da un altro ateneo, o potrebbe anche non essere chiamato da alcun ateneo. Inizialmente, ogni concorso poteva dichiarare fino a tre idonei; dal 2001, solo due; dal 2005, soltanto uno (e dal 2008, di nuovo due).Tre fenomeni emergono molto chiaramente dalla Tabella 1. Primo, la mancanza di concorrenza: in molti concorsi alla fine della procedura rimane un numero di candidati esattamente pari al numero di idoneità disponibili: al momento del voto, non c’è niente da scegliere. Secondo, l’intreccio di commissari che presiedono a vicenda i concorsi delle famiglie più importanti. Terzo, la sorprendente velocità di carriera di certi rampolli di queste famiglie. Consideriamo il primo fenomeno. In ben 18 concorsi su 33 (per 6 concorsi l’informazione non era disponibile) al momento della votazione le idoneità disponibili sono pari al numero dei candidati; in altri 8 concorsi rimane un solo candidato in più delle idoneità disponibili. In alcuni casi il numero dei dispersi è particolarmente sorprendente. Dei tredici candidati che si iscrivono al concorso per professore associato in Diritto Privato a Economia a Bari nel 2002, undici si ritirano nelle varie fasi; solo due si presentano alla prova didattica, tra cui Marco Tatarano, che viene dichiarato idoneo e poi chiamato nella stessa facoltà e nello stesso dipartimento del padre Giovanni. Nel concorso per associato di Economia Aziendale alla Parthenope di Napoli del 2005, di diciassette candidati ne rimangono tre alla votazione finale; due di questi ottengono l’idoneità, fra cui Virginia Milone, ricercatrice a Bari e figlia del professore ordinario Marino Milone (ciò che avvenne dopo questo concorso è ancora più interessante, come vedremo più avanti in questo capitolo). Su dieci candidati iscritti al concorso per ordinario in Economia Aziendale a Lecce del 2003, sette si ritirano prima della stesura dei giudizi; dei tre candidati rimasti, due sono dichiarati idonei; fra questi, Gianluca Girone figlio di Giovanni e già associato a Bari, dove viene poi chiamato come ordinario: presenta cinque monografie, tutte pubblicate nel dipartimento cui appartiene.Alcuni concorsi prendono due rampolli con una fava. Nel concorso per ordinario di Economia Aziendale a Economia a Bari nel 2003, si candidano in sette, si ritirano in quattro; i due idonei sono Vittorio dell’Atti, figlio di Antonio ordinario in facoltà, e Michele Milone, altro figlio di Marino. Al concorso per ricercatore in Economia degli Intermediari Finanziari di Economia a Bari del 2000, si candidano in cinque, si ritirano in tre, le due rimaste sono Raffaella Girone figlia di Giovanni e Virginia Milone figlia di Marino, entrambe idonee.Veniamo al secondo fenomeno, gli intrecci fra commissari. Lanfranco Massari è commissario designato nel 2000 nel concorso della figlia di Marino Milone, Virginia, e della figlia di Giovanni Girone, Raffaella. Entrambi i padri gli restituiscono il favore: nel 2001 Giovanni Girone è commissario nel concorso della figlia di Lanfranco Massari, Antonella; nel 2003 Marino Milone è commissario designato nel concorso di un altro parente di Lanfranco Massari, Francesco Saverio (sorprendentemente, nonostante indagini di parecchi mesi non mi è stato possibile ricostruire se quest’ultimo è figlio o nipote del capostipite Lanfranco Massari). Benito Leoci e Luigi Ciraolo appaiono in entrambi i concorsi di una terza figlia di Lanfranco Massari, Stefania, da associato e da ordinario.Nel concorso da ordinario di Maria Chiara Tatarano del 2000 è commissario designato Pietro Perlingieri, ordinario a Benevento e già senatore del Ppi; nello stesso periodo Tatarano padre è a sua volta commissario designato nel concorso per ricercatore di Giovanni Perlingieri, figlio di Pietro. Quest’ultimo è anche proprietario della casa editrice Edizioni Scientifiche, presso cui hanno pubblicato le loro monografie i due Tatarano figli. In tutti e tre i concorsi dei Tatarano figli, i due di Marco e quello di Maria Chiara, è commissario anche Giuseppe Panza, ordinario a Giurisprudenza a Bari oggi in pensione, il cui figlio Fabrizio Panza è docente ad Economia a Bari. Vito Leonardo Plantamura è commissario in entrambi i concorsi dei Marengo, padre e figlio, il primo da ordinario e il secondo da ricercatore, che si aprono entrambi nel 2003.Infine, il terzo fenomeno, le carriere. Marco Tatarano, figlio di Giovanni, si laurea in Giurisprudenza a Bari nel 2000; ottiene l’idoneità per ricercatore in un concorso in cui non ha concorrenti dopo che si ritirano sei candidati; cinque mesi dopo, il 24 settembre 2002, viene bandito un concorso per associato, in cui su tredici candidati ne sopravvivono due, entrambi idonei; a quattro anni dalla laurea Marco Tatarano è quindi professore associato, una carriera fulminante.Bruno Notarnicola fa meglio. Diventa ricercatore nel 1999 (in un concorso di cui su internet c’è traccia solo del decreto di nomina); subito viene aperto un concorso per associato nel 2000, che egli vince nel 2001 (e anche di questo concorso non è possibile accedere ai giudizi su internet); nel 2004 apre un concorso per ordinario l’università telematica Guglielmo Marconi di Roma; lo vince nel 2006, e viene chiamato dalla facoltà di Economia di Bari (e anche di questo concorso non c’ è traccia su internet); in sette anni passa così da ricercatore ad ordinario. In Italia solo un ordinario su 1000 ha meno di 35 anni; ma nel 2006 Stefania Massari vince l’idoneità per ordinario in statistica economica proprio a 35 anni; la sorella Antonella la vince nella stessa materia a 37 anni.Ma la carriera più spettacolare è probabilmente quella di Giovanni Perlingieri (figlio di Pietro ordinario a Benevento), che già abbiamo visto vincere il concorso da ricercatore nel 2001 a 24 anni con Giovanni Tatarano come commissario. Nell’aprile del 2002 viene bandito un concorso da associato a Cagliari, che egli vince in dicembre, venendo subito chiamato a Salerno; dopo otto mesi viene indetto un concorso da ordinario a Padova, che vince nel marzo del 2004; viene quindi chiamato come ordinario nel settembre 2005 alla seconda università di Napoli, a 29 anni appena compiuti. Stabilisce così probabilmente due record, o almeno vi si avvicina molto: la carriera più fulminante (quattro anni e mezzo dalla nomina a ricercatore alla nomina a ordinario, quando spesso ci vogliono tre anni solo per espletare un singolo concorso, e altrettanti per ottenere la conferma in ruolo); e uno dei più giovani ordinari nella storia dell’università italiana (Luigi Einaudi divenne ordinario a 28 anni, e per decenni se ne parlò come di un fatto leggendario).

domenica 5 ottobre 2008

Il racconto della domenica



Comunità

Siamo cinque amici, una volta uscimmo da una casa l'uno dopo l'altro, il primo uscì e si mise vicino alla porta, poi dalla porta uscì, o piuttosto scivolò via, così facilmente come scivola una palli­na di mercurio, il secondo, e si mise un poco discosto dal primo, poi il terzo, poi il quarto, poi il quinto. Alla fine, stavamo tutti in fila. La gente si accorse dì noi, ci indicava e diceva: «I cinque sono usciti ora da questa casa». Da allora viviamo insieme, sarebbe una vita tranquilla se di continuo non si intromettesse un sesto. Egli non fa nulla di male, ma ci dà fastidio, e questo basta; perché si intromette dove non lo si vuole? Noi non lo conosciamo e non vogliamo accoglierlo fra noi. Certo, prima anche noi cinque non ci conoscevamo l'un l'altro, e, se si vuole, non ci conosciamo anco­ra l'un l'altro, ma ciò che è possibile per noi cinque, ed è sopporta­to, per quel sesto non è possibile e non è sopportato. Oltre a ciò, siamo cinque e non vogliamo essere sei. E, in generale, che senso deve avere questo stare continuamente in compagnia? Anche per noi cinque non ha alcun senso, però ora siamo già in compagnia e ci restiamo, ma non vogliamo una nuova unione proprio sulla base delle nostre esperienze. Ma come si può farlo capire garbata­mente al sesto? Lunghe spiegazioni significherebbero già quasi un suo inserimento nel nostro gruppo, preferiamo non spiegare niente e non accoglierlo. Per quanto possa storcere le labbra, lo respingia­mo con i gomiti, ma, per quanto lo possiamo respingere, ritorna.




Franz Kafka

La vignetta della domenica




sabato 4 ottobre 2008

L'edicola





Napoli, quartiere popolare.


L'edicola di Don Gennaro è un punto di riferimento per tutti, nella piazza, tanto è grande e stipata di oggetti, e ricca di folclore: bandiere d'Italia, bandiere del Napoli ai tempi di Diego, giochini, souvenir, caramelle, bevande, acquafresca, sigarette, accendini...Don Gennaro stà lì da tanti anni, oramai. E conosce per bene tutti i suoi clienti. E di tutti conosce i vizi e le virtù.Tranne di uno. Un signore un po’ strano. Che ogni giorno puntuale - ormai da un po’ di tempo - si presenta da lui e gli chiede 'Il Mattino', 'Repubblica' e 'Il sole 24ore'. Si tratta di un tipo sulla quarantina, no..., sulla cinquantina, più probabilmente, che arriva su una macchina aperta, di colore grigio, e ha un aspetto curioso,vagamente sciatto e insieme distinto. Don Gennaro non riesce a inquadrarlo. Certo non è un mariuolo. Ma non sembra un dottore e neanche un avvocato. Qualcosa gli dice che non è un operaio.Ma neanche un impiegato. ... Forse un giornalista ?Chissà... Don Gennaro è curioso, ma non dice niente per non far vedere...Finchè arriva il giorno in cui non resiste e, dopo l'ennesima consegna di giornali, gadgets, e resto, guarda l'uomo e gli fa: - 'Scusate, dottò ...'

'Ditemi...'

'Vedete dottò, io faccio il giornalaio che sono tanti anni, e qui conosco tutti, ma a voi non vi ho mai visto e...'

'In effetti è da poco che abito qui'.-

'Ecco. Precisamente. E allora mi chiedevo. Volevo sapere. Che ci fa un tipo come voi, voglio dire, distinto, perbene, in un posto così ???'

'Mi piace questo posto. E' una zona ricca di storia e cultura. E poi lavoro qui. Qui vicino'

'E infatti pensavo che lavoravate qua attorno. E scusate dottò, se non sono indiscreto, dove lavorate ?' 'All'Università. Sono professore di Filosofia e Logica'. - '

'Annacc...' esclama tra sè Don Gennaro, come a dire 'era facile, in fondo, Università...Ma poi si riprende e - ancora più curioso '...scusate, prufessò....'

'Dite'-

'Ecco, prufessò, io la filosofia ne ho sentito parlare, bene o male Platone, Aristotele, Kant, pure De Crescenzo, ma ... aggiate pacienza, prufessò, ma stà logica che è ? ? ?

'Ah. Voi volete sapere......'

'si io vorrei sapere...'

'Dunque, amico caro, il 'logos', in greco, è il verbo, la parola. E la logica è l'arte, la nobile arte di combinare tra sè le parole spiegandone i collegamenti'.

Don Gennaro lo guarda interdetto, non avendo compreso.

'La vedo perplesso, caro amico mio.... Mi spiegherò meglio, con un breve esempio. Dunque dunque... Lei possiede un acquario ?'

'veramente sì, prufessò, è una vecchia passione di papà bonanima che...'

'Ecco' - interrompe il Prof. 'Per cui, se possiede un acquario, lei sarà un amante dei pesci'

'E si capisce, prufessò...'

'Pertanto, amando lei i pesci, che sono animali, si può pure dire che lei ama gli animali, è così ?' - 'Certamente'.

'Perfetto. E mi dica, mio caro, non è forse vero che l'uomo, il quale notoriamente discende dalle scimmie, è anch'esso un animale ???' -

'Ovvio, prufessò'

'Dal che si deduce che lei ama l'uomo. E la donna cos'è, se non espressione del genere umano, una costola d'uomo, l'altra faccia del cielo ???Voglio dire, a lei piacciono gli uomini e DUNQUE anche le donne, è così ???'

Gennaro, punto sul vivo, tiene a evidenziare quest'ultimo concetto 'E nientedimeno prufessò.... je quanno veco nà femmena cù rispetto parlann, nun capisc 'cchiù nniente, me sento nà cosa int'o core, 'INT' E VVENE !!! cù ttutto ca tengo n'età, prufessò, e che i primi disturbidel tempo che avanza...'

'Perfetto. Come vede, mio caro, da una cosa banale come l'acquario io sono arrivato a farle confessare il suo amore per le donne".


ECCO LA POTENZA E L'IMPATTO VITALE DELLA LOGICA !!!


Gennaro è allibito. Ha compreso. O se non ha compreso è rimasto comunque rapito da tutto il discorso. Ringrazia e saluta calorosamente il caro professore. A tutta questa scena ha assistito, non visto, Giggino 'o macellaro, commerciante al dettaglio che ha il negozio di fronte. Curioso come Don Gennaro, rimane tuttavia un pò indeciso sul chiedere o meno, per non dare troppa soddisfazione all'amico. Tuttavia il giorno seguente, con la scusa di prendere il caffè, introduce il discorso... 'Gennà, nà domanda... ma jere ammatina t'agge vist parlà cù chillu tizi'è nù poco curiuse ca tutte 'e juorne..'

'Ah, m'haje vist, eh ???'

'Eh, si, t'agge vist.

Ma chille, chi è ???'

'Che vuoi che ti dica, Giggì... chill' è nù prufessore, nù prufessorone... pensa, insegna Filosofia e Logica...'

'A facci'o cazz !!! Gennà....!!!' esclama allibito. Giggino, poi, un poco perplesso, si rivolge all'amico e gli fa: 'siente nu poche Gennà... ma io la filosofia ne ho sentito parlare... Platone, Aristotele Marx... ma la logica, scuss, che è ???'

Gennaro lo guarda, con aria di sufficienza, e gli fa:- 'eh, Giggì a loggica... Tu che può capì ... tu 'o tiene n'acquario ???'

'veramente no'

'E allora SI' RICCHIONE !!!
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